Investire nell’Oro Verde è diventata una priorità

La pandemia da Covid-19 oltre a mietere vittime tra la popolazione mondiale ha aumentato in maniera vertiginosa i casi di persone che soffrono di stress ansia e depressione. Così in questo quadro preoccupante c’è un settore che registra un boom notevole: stiamo parlando dei venditori di cannabis light per intenderci quella legale venduta nei grow shop o in molte tabaccherie del Paese. La green economy o quello che già viene definito come l’oro verde va avanti nonostante i continui sequestri a cui sono sottoposti i proprietari di queste attività legali e riconosciute dallo Stato. E’ oramai storia nota di come la cannabis light e la legalizzazione della stessa sostanza potrebbe apportare alle casse dello Stato milioni e milioni di euro in un momento di profonda crisi economica, gli Stati Uniti ce lo insegnano e l’esempio del Colorado è lampante dove nel 2015 il settore della cannabis ha prodotto 2,39 miliardi di dollari, oltre 18.000 posti di lavoro a tempo pieno, superando per rendimento e posti di lavoro più del 90% del resto dei settori industriali. 

Ma il mercato verde in Italia non ingrosserebbe solo le tasche dello stato ma andrebbe a migliorare anche il settore agricolo pesantemente in crisi a causa dell’andamento delle stagioni sempre più imprevedibili. Quello che oggi scoraggia i giovani imprenditori ad aprire queste nuove attività sono proprio i costanti cambiamenti politici inerenti al tema, già si è visto come con Salvini ministro degli interni è stata messa in atto una vera e propria crociata contro i grow shop con pesanti chiusure di attività da poco aperte, lui stesso infatti affermò “Farò la guerra ai negozi di cannabis light. Uno a uno, li chiuderò tutti”. Nonostante ciò il settore della cannabis light ha registrato un boom del 600% di vendite durante il lockdown. Le persone hanno approcciato con l’erba legale per combattere l’ansia e lo stress causato dalla pandemia, inoltre si sentono al sicuro acquistando in un negozio consapevoli di comprare un prodotto “pulito” e controllato piuttosto che recarsi nelle basi di spaccio alimentando così il mercato criminale. Nonostante il mercato della cannabis light sia in costante ascesa sono troppe ancora le persone che preferiscono e favoriscono il mercato della marijuana illegale. La domanda che dovrebbe spaventare di più è dunque: cosa si trova nella cannabis venduta dalle basi di spaccio? 

Per aumentare il peso dell’infiorescenza così da vendere le sostanze stupefacenti a un prezzo maggiore, spesso si acquista marijuana mischiata con altre sostanze pericolose e dannose. Piombo, lacca e lana di vetro per tagliarla, spesso quest’erba viene coltivata con pesticidi e imbevuta di acetato di piombo, sostanze che causano un forte sballo derivato più dalle sostanze esterne che dal THC. Questi elementi spesso portano i consumatori a soffrire di nausea, paranoie e forti mal di testa. Problemi che a lungo andare rischiano di diventare sempre più seri in quanto proprio il piombo e la lacca causano tumori se inalati. Il proibizionismo dunque uccide e reca rallentamenti alla già disastrosa macchina burocratica dello Stato che ogni anno spende milioni di euro per processare e arrestare tanti piccoli coltivatori. Proibire l’auto coltivazione di marijuana equivale indirizzare le persone verso le organizzazioni criminali, anche perché l’Italia è il primo Paese in Europa per consumo di marijuana e con questo oramai bisogna fare i conti. Investire nell’oro verde sembra oramai una necessità nonché un aiuto concreto sia alle casse dello Stato che ai sempre più consumatori di cannabis.

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