Il covid-19 e la cannabis: una speranza verde

La pandemia da Covid-19 continua a mietere vittime in tutto il mondo, nonostante sia passato praticamente un anno dal primo caso registrato a Wuhan in Cina, gli scienziati del Pianeta faticano a trovare la cura. Nuove speranze arrivano dai vari vaccini, Sputnik, Pfizer, però quello che manca è una potente propaganda che spieghi come prevenire la malattia oltre le classiche norme quali lavare le mani e utilizzare una mascherina chirurgica. Ciò che forse sorprenderà gli scettici o i proibizionisti è che c’è una connessione speciale tra SARS-CoV-2 e cannabis: sempre più numerose ricerche mostrano come il Cannabidiolo (CBD), il principale componente non psicoattivo della Cannabis Sativa, potrebbe migliorare l’infiammazione e i danni respiratori associati al Covid-19.

Ma in cosa consiste il virus Covid-19?

 

La Sars-Cov-2 è un virus con RNA a doppio filamento- caratterizzata da danni alla morfologia polmonare, diminuzione della capacità respiratoria e eccessivo aumento dei mediatori dell’infiammazione, con conseguente innesco della cosiddetta tempesta di citochine. L’effetto che il CBD produce sembrerebbe il risultato dell’interazione con una molecola presente nel nostro organismo, l’apelina, un peptide endogeno. Già alla fine della prima ondata, esattamente tra giugno e luglio 2020 numerosi scienziati tra cui Professor Babak Baban dell’Università della Georgia negli Stati Uniti d’America, aveva pubblicato uno studio in cui si evidenziavano le proprietà anti-infiammatorie del CBD efficace dunque nel contrastare l’ARDS e la forte infiammazione scatenate da infezioni virali. Gli studi del prof.Baban racchiusi ne titolo: “Cannabidiol Modulates Cytokine Storm in Acute Respiratory Distress Syndrome Induced by Simulated Viral Infection Using Synthetic RNA”, sono avanzati tanto da indurre nuove ricerche mirate. Infatti I rapporti clinici indicano che la tempesta di citochine associata alla sindrome da affanno respiratorio acuto (ARDS) è la principale causa di mortalità in casi gravi di alcune infezioni virali respiratorie, tra cui il COVID-19. Negli ultimi anni, i cannabinoidi sono stati ampiamente studiati a causa dei loro effetti sul corpo umano. Tra tutti i cannabinoidi, il cannabidiolo (CBD) ha dimostrato potenti effetti anti-infiammatori in una varietà di condizioni patologiche. Pertanto, è logico esaminare se il CBD può ridurre la tempesta di citochine e trattare le ARDS. Ritornando all’apelina c’è da dire che induce anche un effetto ipotensivo e questa azione sembra dovuta anche all’interazione con l’enzima ACE-2, espresso sulla superficie di molte cellule, in particolare quelle polmonari. Infatti, l’apelina e l’ACE2 normalmente lavorano insieme per controllare la pressione sanguigna. Purtroppo però L’ACE-2 è anche la porta di ingresso del Sars-Cov-2 nel nostro organismo. Il virus infatti possiede una proteina glicosilata che si lega all’ACE-2 e consente l’ingresso all’interno delle cellule. In parole povere sembrerebbe che l’infezione virale induce una riduzione dell’apelina, con conseguente sviluppo di una forte infiammazione e di gravi danni polmonari; il trattamento con il CBD riporta l’apelina a livelli normali ed è efficace nel contrastare i sintomi dell’infezione. Dei 5 cannabinoidi analizzati (THC, CBD, THCA, CBDA e CBN) non solo il CBD ma anche il THC ha mostrato una potente attività antivirale contro il virus. 

 

Il THC così (esattamente come il CBD) da una parte blocca la procedura di traduzione virale, dall’altra riduce i livelli di citochine pro-infiammatorie nelle cellule polmonari. Non è dunque una blasfemia affermare che CBD e THC possono essere utilizzati in combinazione o con altri farmaci per il trattamento dei pazienti affetti da COVID-19. Su questo si era espresso già in passato il The British Medical Journal affermando: “una mano importante nel trattamento del Covid-19 potrebbe arrivare dalla cannabis e dai suoi principi attivi”. Speriamo che le ricerche possano portare maggiore luce sulle infinite proprietà benefiche di questa pianta, affinchè ci sia spazio per un uso a 360 gradi della cannabis, in un futuro magari prossimo. 

 
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