Il CBD dalla sua scoperta ad oggi ha attraversato diversi momenti critici e ci è voluto molto tempo prima che venissero scoperti i reali effetti benefici di questo metabolita. Infatti quando nel 1940 un  gruppo di chimici dell’Università dell’Illinois isolò per la prima volta la molecola di  CBD essa venne dichiarata “altamente tossica” ma con “effetto nullo sulla marijuana”.
Bisogna aspettare più di 20 anni e il gruppo di ricerca condotto dal chimico dell’Università Ebraica di Gerusalemme Raphael Mechoulam che determinò la sua struttura esatta del CBD .Inoltre l’anno seguente, il suo gruppo di ricercatori riusci ad isolare la molecola di THC per la prima volta e  a sintetizzare entrambi i composti cannabinoidi. I lavori di questo gruppo di ricercatori avvio un immenso campo di ricerca sull’attività farmaceutica dei componenti della marijuana. Il ricercatore Mechoulam in un intervista dichiarò infatti : “Molto probabilmente la cannabis terapeutica con vari rapporti di CBD/THC sarà una soluzione valida per molto tempo. Anche varietà mediche con terpeni meglio definiti diventeranno prodotti commerciali. Parallelamente anche il CBD puro sarà sul mercato e poco dopo composti sintetici di CBD saranno introdotti dalle compagnie farmaceutiche e probabilmente anche agonisti sintetici dei recettori CB2, che non si legano ai recettori CB1 e quindi non sono psicoattivi, ma hanno un effetto potente sui recettori CB2”.

A partire dagli anni ’70 diversi studiosi del Brasile iniziarono a ricercare possibili effetti benefici del CBD per combattere, o almeno attenuare gli effetti dell’epilessia, e durante questi studi scoprirono per la prima volta che il CBD agisce come ansiolitico, riducendo i sintomi di questa malattia. 
Inoltre sempre durante gli anni ’70 diverse ricerche dimostrano che la somministrazione del composto calma la nausea e il vomito provocati dalla chemioterapia vennero scoperti glieffetti sedativi del CBD.

Dopo un periodo di relativa calma ,ma con gli studi che proseguivano incessanti, negli anni ’90 un gruppo di ricercatori degli Istituti Nazionali di Salute Mentale degli Stati Uniti rivelò che il CBD è un potente antiossidante cellulare, mentre lavori posteriori indicarono che questo effetto gli conferiva, inoltre, proprietà come neuroprotettore. Queste qualità fanno sì che il componente della marijuana risulti utile per ridurre la degenerazione dei neuroni prodotta da malattie come l’Alzheimer o il Parkinson.

Inoltre ci furono progressi in ambito legale. I votanti di Alaska, Oregon e Washington legalizzarono la cannabis terapeutica. Nel 1998, l’azienda farmaceutica GW Pharmaceuticals ricevette la licenza per produrre il farmaco Sativex, con la stessa proporzione di THC e CBD, per il trattamento del dolore e degli spasmi in pazienti con sclerosi multipla. 

Gli ultimi studi in materia si concentrano su due aree :  il suo effetto sulle cellule del sistema immunitario e il suo potere antinfiammatorio e calmante. Gli studi suggerivano, da un lato, che il composto blocca il progresso dell’artrite reumatoide ed è capace di regolare la presenza di alcune molecole implicate nello sviluppo di tumori, grazie alla sua azione immunosoppressiva e antinfiammatoria. D’altra parte, dimostravano l’efficacia dei trattamenti con CBD per alleviare il dolore cronico di origine neurologico. 

Nonostante la ricerca sulla cannabis terapeutica continua ad essere limitata a causa delle restrizioni legali, decine di studi realizzati durante gli ultimi dieci anni hanno trovato nuove prove che il CBD può curare malattie come l’epilessia, l’ansia, la schizofrenia, le malattie cardiovascolari e il cancro.

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